Recensione 38: Le veglie di Neri

“Folta delle sue foglie, una vecchia quercia gode la vita slanciando al sole di maggio le braccia robuste, e il vento canta alla primavera tra le sue fronde sonore.”

Buongiorno Book Lovers, questa frase così poetica è tratta da uno dei racconti che più mi è piaciuto, “Primavera”, del libro che recensisco oggi.
La nuova recensione non è di un romanzo ma di una raccolta di racconti, 18, che in Toscana chiamano veglie.
Perché veglie?
Perché questi racconti popolari, di vita contadina, venivano raccontati la sera dopo cena dal più anziano della famiglia.

Tante volte ho sentito questa parola da quando vivo in Toscana, inizialmente non capivo cosa mi volessero dire con “Vieni a veglia stasera?
Chi mi invitava spesso era una signora di 96 anni, e di racconti di vita vissuta ne aveva tanti da raccontare.
Che nostalgia!!!

Le veglie sono racconti spesso nostalgici, ma a volte anche divertenti e a volte tragici.

Quando Giorgio, il mio amico che mi ha fatto conoscere questo libro, mi ha parlato delle veglie di Neri mi è venuto in mente un altro libro letto alle scuole medie, “Il Decamerone” del Boccaccio.

Come “Il Decamerone” anche “Le veglie di Neri” sono racconti sulla vita quotidiana Toscana.

Renato Fucini, ci racconta in 18 racconti come fosse la vita a fine ‘800 nelle campagne toscane, ci racconta di una Toscana contadina, rurale, povera, popolana, tutto scritto naturalmente nel dialetto toscano.

In questi racconti possiamo trovare:
– l’arroganza: “Il merlo di Vestro”;
– la superstizione: “Perla”;
– la satira: “Scampagnata”;
– lo stupro: “Lucia”;
– la nostalgia: “La pipa di Batone” e “L’oriolo col cuculo”;
– la miseria: “Vanno in Maremma”;
– la comicità: “Passaggio memorebile”;
– la dignità: “Dolci ricordi” e “Lo spaccapietre”;
– la sventura: “Tornan di Maremma”;
– la pazzia: “Fiorella” e “Il matto di giuncaje”;
– l’amore: “Primavera” e “Fiorella”;
– l’odio: “Sereno e Nuvolo”;
– il pettegolezzo: “La fatta”.

Naturalmente non è possibile recensire ogni singolo racconto, ma vi parlerò di quelli che mi hanno più colpito e mi sono rimasti nel cuore.

Sono 18 racconti tutti belli, scritti da una mano che ha vissuto quel duro periodo, scritti con un cuore poetico e romantico, scritto con la nostalgia di una vita sicuramente fatta di ristrettezze, di povertà, ma anche una vita fatta di semplicità e dignità.
Renato Fucini ci farà conoscere un’altra Toscana.

Primavera” è uno dei racconti che più mi ha emozionato, un racconto molto poetico, nostalgico, romantico, pieno di amore, un amore che va oltre il trascorrere del tempo e delle primavere.
Si sa la primavera è il risveglio della natura, la primavera mette gioia, ma a volte anche nostalgia, riporta indietro nel tempo ad un’altra primavera, quella della giovinezza, alla primavera dell’età, quando la primavera era sul viso della persona amata.

“Il vecchio la guarda distratto; una folla di nebbiosa reminiscenza gli corre alla memoria, e appoggiandosi anch’egli al suo fascio di trifoglio, ripesca un frammento d’ottava da lui improvvisata sessanta anni or sono, una notte di agosto, sotto la finestra della sua Gioconda; e guardando smemorato all’aria pensa e canta a bassa voce…”.

Una storia d’amore, di un amore eterno, un amore lungo sessant’anni, un amore mai unito, quello di Gioconda e Maso, un amore separato dalla guerra, un’attesa troppo lunga anche per un amore così forte, un altro uomo avrà l’affetto della sua Gioconda a lui resterà solo l’amore.

Ora la sua Gioconda non è più giovane ma lui la vede con gli occhi dell’amore.

“La pelle floscia e lentigginosa di quel collo la vide a poco a poco ritornar bianca e levigata; sparirono ad una ad una le mille rughe di quelle gote vizze che gli apparvero fresche e piene di giovane sangue; al terreo colore di quelle subentrò l’incarnato della rosa; i radi e bianchi capelli ritornarono biondi e raccolti in trecce abbondanti e dopo sessant’anni la rivide giovane e bella, e riamò, giovane anch’egli, quella che soleva chiamare la passione dell’anima sua,”

Ah…la potenza dell’amore…la primavera è tornata a riscaldare i loro freddi cuori.

Renato Fucini è riuscito con le sue parole a far percepire quell’amore, quella passione e con le stesse parole ci farà percepire la paura e l’innocenza trafitta in “Lucia”.

Lucia è la storia di una povera orfanella che lavora come pastorella.

“Il padre suo morì di febbre in Maremma; la madre è lontana e vecchia per gli stenti ed inferma…il fratello lo mandarono di là del mare…”

Lucia era sola, nessuno che potesse difenderla.
La sua è una vita dura, innocente, dolce, ogni giorno raccoglie un fiore da donare alla sua Madonnina, l’unica che le tiene compagnia tutte le sere sul suo letto, anche quel giorno ne raccolse uno…

Come sempre quel giorno Lucia era sola a badare alle sue pecore, una era scappata e lei era preoccupata perché sapeva che se rientrava con una pecora in meno sarebbe stata punita.
Ma quel giorno Lucia conoscerà un’altra paura…
L’autore ci farà provare questa paura attraverso delle semplici parole.

“Lucia dall’alto della sua rupe non aveva scorto due occhi umani che da un’ora lacrimavano di stanchezza, avventando faville assetate agli occhi suoi, alle sue spalle, al suo colmo seno…”

Un inganno e Lucia perderà per sempre la sua innocenza…

“ed era corsa, povera Lucia! Lieta e sicura come l’usignolo innocente corre gorgheggiando nella bocca del rospo che digiuno la guarda.”

Parole poetiche per raccontare un atto crudele come lo stupro.

Renato Fucini riesce con le parole a trasformare una semplice descrizione in un’immagine, da questa descrizione vi sembrerà di avere dinanzi a voi una fotografia, una foto un po’ scolorita e ingiallita dal tempo, nel racconto “Lo spaccapietre”.

“Le sue mani pajono due pezzi informi di carne callosa, il suo viso screpolato piuttosto che solcato da rughe pare un pezzo di pane da cani, e i suoi occhi, dopo tanti anni di sole, di polvere e d’umidità, sono contornati di rosso e gli lacrimano di continuo sulle occhiaje infiammate che la notte gli bruciano e non gli danno riposo. Ha le gambe torte e rigide dal lungo starsi a sedere, la schiena fortemente curvata, il corpo intero di mummia, lo spirito consumato dai dolori.”

Un altro racconto che mi colpito è “Dolci ricordi”.

Un racconto breve ma intenso, ricco di insegnamenti, un racconto che dovrebbe essere letto da molti giovani d’oggi.

Dolci ricordi”, parla di un uomo ormai giunto alla fine dei suoi giorni, racconta al suo più caro amico, il giorno in cui la sua vita cambiò.
Era giovane, i suoi genitori l’avevano mandato a studiare in città, per un futuro migliore, gli davano anche del denaro da usare per piccole spese.
Ma la gioventù a volte porta a fare delle piccole bravate, lui perderà quei soldi al gioco.
Sa che sarà difficile raccontare tutto al padre, ma il padre quel giorno gli darà una grande lezione di vita.

Il padre era un dottore di campagna, non aveva orario per i suoi pazienti, sempre pronto a partire con qualsiasi tempo, giorno e notte, con il sole e con la neve.
Ma pur sapendo con quanto sacrificio aveva guadagnato quei soldi li darà volentieri al figlio.

“Prendi…è roba tua…Ma prima di spenderli…Guardami! – e mi fulminò con un’occhiata fiera e malinconica – Prima di spenderli, ricordati come tuo padre li guadagna…(…) una spronata, uno sfaglio e si allontanò a capo basso nel buio, tra la neve e il vento che turbinava.”

Ogni racconto ha molto da insegnare ad ognuno di noi, pensiamo come sia dura la nostra vita, ma Renato Fucini, attraverso questi semplici racconti ci vuole far capire che ogni vita è dura, ogni lavoro è duro e faticoso, ma dobbiamo sempre affrontarli con dignità e umiltà.

Come il lavoro dello spaccapietre, un lavoro duro, sempre seduto a spaccare le pietre, con il caldo e con il freddo, con il sole e con le neve; ma sapete cosa rispose lo spaccapietre quando gli chiesero:

“Dimmi: se tu potessi in questo momento ottenere tutto quello che ti paresse, che desidereresti?”

Lui rispose:

“Una fetta di pane bianco per darlo inzuppato alla mi’ vecchia che non ha più denti.”

Devo ringraziare tantissimo il mio amico Giorgio, mi ha consigliato un libro di storie vere.

Giudizio finale:
5 libri
Casa editrice: Forgotten Books
Pagine: 305
Prezzo : in offerta € 4.90

Buona lettura

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4 pensieri riguardo “Recensione 38: Le veglie di Neri

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