Favola: L’albero di Natale

“ «Questa sera!» esclamarono tutti «questa sera deve splendere!»
“Fosse già sera!” pensò l’albero “se almeno le candele fossero accese presto! Che cosa accadrà? Chissà se verranno gli alberi del bosco a vedermi? E chissà se i passerotti voleranno fino alla finestra? Forse metterò radici qui e resterò decorato estate e inverno!”
Sì! ne sapeva davvero poco! ma gli era venuto mal di corteccia per la nostalgia, e il mal di corteccia è fastidioso per un albero come lo è il mal testa per noi.”

Buongiorno Book Lovers, primo giorno di inverno e mancano pochi giorni al Natale, la festa dedicata principalmente ai bambini, cosa ricordate di bello del vostro Natale da bambini?
Io le favole e…naturalmente i regali.

Cosa c’è di più bello che raccontare una favola ai bambini seduti intorno all’albero di Natale con tutte le sue decorazioni!!!!

La favola di oggi è proprio dedicata al Natale, all’albero di Natale, una favola di Hans Christian Andersen.

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Come tutte le favole anche questa dedicata all’albero di Natale ha una sua morale, questa favola serve a farci riflettere sulla nostra vita.

“In mezzo al bosco si trovava un grazioso alberello di abete aveva per sé parecchio spazio, prendeva il sole, aveva aria a sufficienza, e tutt’intorno crescevano molti suoi compagni più grandi, sia abeti che pini, ma quel piccolo abete aveva una gran fretta di crescere. Non pensava affatto al caldo sole né all’aria fresca, né si preoccupava dei figli dei contadini che passavano di lì chiacchierando quando andavano a raccogliere fragole o lamponi. Spesso arrivavano con il cestino pieno zeppo di fragole oppure le tenevano intrecciate con fili di paglia, si sedevano vicino all’alberello e esclamavano: «Oh, com’è carino così piccolo!» ma all’albero dispiaceva molto sentirlo.”

La favola è sempre attuale, soprattutto ora che mancano i valori, essa trasmette dei valori ai bambini quale il rispetto per gli esseri viventi e agli adulti di godersi il presente.

L’abete della favola non è soddisfatto di sé quando è all’apice della giovinezza, vuole crescere velocemente perché crede di avere una vita più bella, ma…..
Esattamente quello che facciamo tutti quando siamo giovani, vogliamo arrivare subito ai 18 anni pensando che…chi lo sa cosa ci immaginavamo di essere da adulti, ma quanti poi hanno realizzato quello che volevano diventare!!!!

“ «Oh! se solo fossi grosso come gli altri alberi!» sospirava l’alberello «potrei allargare per bene i miei rami e con la cima ammirare il vasto mondo! gli uccelli costruirebbero i loro nidi tra i miei rami e quando c’è vento potrei dondolarmi solennemente, come fanno tutti gli altri.» “

L’albero di Natale” o “L’abete” è stato pubblicato nel 1844, la favola narra la storia di un abete ansioso di crescere che non riesce mai ad apprezzare le piccole cose che gli capitano, sogna di diventare legno per costruire grandi navi e solcare mari lontani; così come di arredare case lussuose, senza sapere che tutto questo significa che….

Siamo alla vigilia di Natale, il giovane albero viene tagliato e condotto in una casa bellissima, viene addobbato con candele, mele colorate, giocattoli e caramelle, i bambini si siedono intorno ad ascoltare le favole.

“Verso Natale fu il primo albero a essere abbattuto. La scure penetrò in profondità nel midollo; l’albero cadde a terra con un sospiro, sentì un dolore, un languore che non gli fece pensare a nessuna felicità era triste perché doveva abbandonare la sua casa, la zolla da cui era spuntato.
Sapeva bene che non avrebbe più rivisto i vecchi e cari compagni, i piccoli cespugli e i fiorellini che stavano intorno a lui, e forse neppure gli uccelli. La partenza non fu certo una cosa piacevole.”

Il giorno seguente, l’albero si aspetta di rivivere quella stessa magica atmosfera, mentre invece viene spogliato e buttato in una soffitta buia, solo, senza luce.

“ «Adesso ricomincia la festa!” pensò l’albero; invece lo trascinarono fuori dalla stanza, su per le scale fino in soffitta e lo misero in un angolo buio dove non arrivava neanche un filo di luce. “Che significa!?” pensò l’albero. “Che cosa faccio qui? Che cosa posso ascoltare da qua?” Si appoggiò al muro e continuò a pensare. Di tempo ne aveva, passarono giorni e notti e nessuno venne lassù, quando finalmente comparve qualcuno, fu solo per posare delle casse in un angolo. L’albero era ormai nascosto, si poteva pensare che fosse stato dimenticato.
“Adesso è inverno là fuori!» pensò l’albero. “La terra è dura e coperta di neve. Gli uomini non potrebbero ripiantarmi, per questo devo rimanere al riparo fino a primavera. Che ottima idea! Come sono bravi gli uomini! Se solo qui non fosse così buio ed io non fossi così solo! Non c’è neppure una piccola lepre! Invece era proprio bello nel bosco quando c’era la neve e la lepre mi passava vicino. Sì, anche quando mi saltava sopra ma allora non mi piaceva. Qui invece c’è una solitudine terribile!” “

Finalmente arriva la bella stagione, ha perso i suoi colori, spera di ritornare a vivere felice come una volta, ma non sa che per lui è arrivata….

“Ah, sì! Una mattina presto giunse della gente a rovistare in soffitta. La casse vennero spostate e l’albero fu tirato fuori, lo gettarono senza alcuna cura sul pavimento e subito un cameriere lo trascinò verso le scale dove arrivava la luce del sole.
“Ora ricomincia la vita!” pensò l’albero, che sentì l’aria fresca e il primo raggio di sole. E così si ritrovò nel cortile. Tutto accadde così in fretta che l’albero non si accorse neppure del suo aspetto; c’era tanto da vedere tutt’intorno.”

Solo allora capisce che non ha mai vissuto con piacere la vita passata, sempre insoddisfatto, tutto coincide col tipico atteggiamento dell’essere umano che, al di là del tempo e del luogo, si rende sempre conto di quello che possiede, soltanto dopo averlo perso.

Questa favola ci insegna che dobbiamo gioire per le piccole cose, amare tutte le stagioni della vita, siamo sempre insoddisfatti, alla ricerca di migliorare la nostra esistenza, salvo poi riconoscere che, in fondo, qualcosa da salvare c’è sempre stato, bastava solo guardare meglio.

“…ogni crepitio, che era per lui un sospiro profondo, l’albero ripensava a un giorno d’estate nel bosco, a una notte d’inverno quando le stelle brillavano nel cielo, alla notte di Natale e a Klumpe-Dumpe, l’unica storia che aveva sentito e che sapeva raccontare. E intanto si era…”

A questo link potete scarricare il pdf della favola.

Buona lettura

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6 pensieri riguardo “Favola: L’albero di Natale

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