Recensione 11: La ragazza con l’orecchino di perla

“Volevo scoprire che cosa il pittore aveva detto, o fatto, alla ragazza del dipinto per provocare quello sguardo: un misto di paura, desiderio, innocenza e seduzione. Nessuno sa chi era la modella, quindi ho dovuto inventarmi una storia.”

Stiamo osservando un ritratto che raffigura una ragazza con uno sguardo che ci attira e ci chiediamo: chi era?
Qual’è la sua storia?

La ragazza ha un turbante blu e giallo che ricopre i suoi capelli, di questo dipinto si conosce poco come anche del pittore che l’ha dipinto…allora ci immaginiamo la storia….
E’ quello che ha fatto Tracy Chevalier, scrittrice, quando ha visto il dipinto “ La ragazza col turbante”…ora conosciuto anche come “La ragazza con l’orecchino di perla”, titolo del suo romanzo, pubblicato il 1 gennaio 1999.

La ragazza col turbante” capolavoro di Vermeer, ma chi era Vermeer?

la ragazza con l'orecchino di perla

Vermeer, pittore olandese, nato a Delft nel 1632 da una famiglia di classe media e protestanti, il padre era un tessitore di seta e un commerciante di opere d’arte, nel 1641 la famiglia acquista una locanda, nel 1652 dopo la morte del padre, Johannes Vermeer, eredita da lui sia la locanda che il lavoro di commerciante di opere d’arte.
Nel 1653 si converte al cristianesimo per sposare una cattolica, Catherina Bolnes, di famiglia più ricca di lui, dopo il matrimonio si trasferiscono a casa della mamma di lei, Maria Thins, ebbero 14 figli, 3 morirono prima di lui.

Jan_Vermeer_van_Delft

Diventò prima membro e poi capo della Gilda di San Luca, corporazione di artisti ed artigiani.
Molti dei suoi lavori vennero acquistati dal suo mecenate Pieter Van Ruijven.

Usava tecniche di pittura particolari, colori accessi, sembra che facesse spesso uso della camera oscura per i suoi lavori, per definire l’esatta fisionomia dei personaggi raffigurati, l’uso di questo oggetto giustificherebbe la mancanza di disegni e la precisione “fotografica”, sorprendenti effetti di luce e i curiosi effetti “fuori fuoco” presenti in alcune sue opere, tecnica fotografica, chiamata: tecnica della profondità di campo.

camera_oscura_portatile

“Vuoi guardarci dentro?”
“Sì, signore, mi piacerebbe….Che cos’è questa?”
“Si chiama camera oscura.”
Ero terribilmente sconcertata e un po’ impaurita. Nella cassetta c’era un trucco del demonio, o qualche mistero dei cattolici, che io non potevo capire: “Ho visto il quadro, signore, solo che non c’era la donna, ed era più piccolo. E tutte le cose erano…all’incontrario”
“Certo l’immagine è proiettata a testa in giù, e la destra e la sinistra sono invertite. E’ a causa degli specchi”
“Ma…Non capisco, signore. Come ha fatto a entrare nella cassetta?”

La vividezza e la qualità dei colori nei suoi dipinti, è dovuta alla grande cura nella preparazione dei colori ad olio e l’uso di pigmenti migliori, come i lapislazzuli, molto costosi a quei tempi, che lui utilizzava per il blu oltremare.

“L’unico colore che non mi lasciava trattare era il blu oltremare. Il lapislazzuli era talmente costoso e il procedimento per estrarre un azzurro puro dalla pietra così laborioso, che preferiva effettuarlo personalmente.”

La Chevalier da un nome alla ragazza del ritratto, Griet, 16 anni, protestante, una famiglia povera, soprattutto dopo un incidente che ha reso cieco il padre, decoratore di piastrelle.

Il periodo, gli ambienti, la descrizione di Delft, la storia è ben documentata, reale.
A quei tempi le ragazze, soprattutto, quelle provenienti da famiglie povere, non avevano molta scelta lavorativa, potevano solo sperare di entrare al servizio di qualche famiglia benestante, come fantesche.

Siamo nel 1664, l’età d’oro, Delft, quartiere dei protestanti, Griet è in cucina a tagliare le verdure per la zuppa, quando sente delle voci che parlano con sua madre, sono una donna e un uomo…

“Udii delle voci…quelle d’una donna, squillante come rame lucidato, e quella di un uomo, grave e cupa come il legno del tavolo su cui stavo lavorando. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce.”

Arrivano in cucina dove Griet è al lavoro, l’uomo dagli “occhi grigi come il mare” osserva lo strano modo di sistemare le verdure, a cerchio, e ognuna a spicchio come “fette di una torta”, 5 fette, “cavolo rosso, cipolle, porri, carote e rape”.
Lui incuriosito le chiede perché, è forse l’ordine di cottura o….

“Vedo che i bianchi li hai messi distanti l’uno dall’altro, e poi l’arancione e il violetto non sono vicini. Perché mai?”

“Quei colori fanno a pugni quando sono vicini, signore.”

Il giorno seguente Griet prende servizio presso la casa dell’uomo dagli “occhi grigi come il mare”, il pittore Johannes Vermeer, nel quartiere dei papisti.

Lei abiterà in una casa sconosciuta, con 5 bambini a cui badare, una padrona che la guarda con diffidenza, un’altra domestica un po’ invidiosa, dove tutti i giorni deve occuparsi anche di lavare i panni, i pavimenti, pulire tutta la casa, la cucina, andare al mercato del pesce o della carne e infine pulire l’atelier di Vermeer.

E’ nell’atelier che Griet trova un senso di pace e tranquillità, sa che deve pulire con attenzione, senza spostare gli oggetti neanche di 1mm, per lei, li, il tempo si ferma, può ammirare la nascita delle opere d’arte del suo padrone, in esclusiva.

“Vi aleggiava un effluvio gradevole e penetrante di olio di lino che mi fece pensare ai vestiti di mio padre quando a sera tornava dalla fabbrica di mattonelle. Era come un misto di legno e fieno appena falciato.”

Griet ha inventato una tecnica per pulire bene tutto e rimettere tutto nell’esatto posto come se non avesse spostato niente, prendere le misure con le dita.

“La lettera era su un angolo del tavolo. Se poggiavo il pollice lungo un dei lati della carta, l’indice lungo un altro lato, e se bloccavo la mano agganciandomi col mignolo al bordo del tavolo, potevo togliere la lettera, spolverare sotto e rimetterla giù nello spazio segnato dalle dita.”

Nell’atelier di Vermeer può entrare solo Griet, è l’unica che può vedere i lavori del suo padrone, l’avanzamento dei lavori, le modifiche, i ritocchi, i vari strati di colore per ottenere altri colori per creare un gioco di luci e ombre, tutto questo l’affascina….

“Contemplai il dipinto ancora una volta, ma nel fissarlo così intensamente mi sembrò che qualcosa mi sfuggisse. Come quando si fissa una stella nel cielo notturno: se la guardi direttamente quasi non la vedi, mentre se la cogli con la coda dell’occhio appare molto più luminosa.”

Vermeer scopre in Griet la sola persona capace di comprendere i segreti dell’arte della composizione e del colore, con lei costruirà un’insolita intesa, tanto da chiederle di aiutarlo nella preparazione dei colori e nel suo lavoro, senza far sapere nulla alla moglie…a nessuno.

Questa intesa crea un rapporto, una relazione, una complicità, tra Vermeer e Griet, fatta di sguardi, piccoli gesti, sospiri, li unisce la passione per l’arte, per i colori.

I colori, veri protagonisti, Griet divideva le verdure per la zuppa in colori…

“Di che colore sono quelle nubi?”
“Bè, bianche, signore.”
“Ne sei sicura?”
“E grigie. Forse nevicherà”.
“Ma via, Griet, sforzati un po’. Pensa alla verdura di quella volta a casa tua”.
“Le verdure, signore?”.
“Pensa a come avevi separato le verdure bianche, le rape e le cipolle. Sono dello stesso bianco?”
“No, le rape hanno dentro un po’ di verde, le cipolle un po’ di giallo.”
“Proprio così. E adesso che colori vedi nelle nuvole?”
“Dentro c’è anche un po’ di azzurro…E di giallo. E c’è del verde, anche!”
Le nuvole le avevo guardate in tutta la mia via, ma in quel momento ebbi l’impressione di vederle per la prima volta.

Vermeer gli farà capire come i colori sono un insieme di altri colori, il bianco non è bianco…

“Ti accorgi che il pittore non ha usato il bianco per dipingerla, ma l’azzurro, il viola e il giallo”.
“Tu però hai detto che la cuffia è bianca”
“Sì, ed è proprio questa la cosa strana. E’ resa con diversi colori, ma quando la guardi ti sembra bianca”.

“Quando la luce batteva sulla parete, scoprii, essa non era bianca, ma di molti colori.”

Se Griet invece che essere una donna fosse stata un uomo, per quei tempi, sarebbe stata un genio naturale dell’arte, infatti Vermeer è affascinato dal senso di osservazione e artistico di Griet, dalla sua curiosità di conoscere e scoprire l’arte.

Vermeer, un uomo poco eloquace, con Griet riesce ad esprimersi, lei lo comprende, comprende la sua arte, mentre la moglie nel suo lavoro vede solo il denaro, Griet vede l’amore, la passione, la perfezione.

Vermeer viene giudicato dalla moglie e dalla suocera troppo perfezionista, ci mette troppo tempo per consegnare un lavoro…mesi o anni…
Ma Vermeer è un artista, un uomo che ama il suo lavoro, un lavoro non è finito se non piace a lui….

Capisco la passione e la perfezione che Vermeer mette nei suoi dipinti.
Un dipinto può andar bene per gli altri, ma l’artista lo rifarà sempre finché no troverà la sua perfezione, la luce giusta del suo lavoro.
Mio marito è un fotografo e grafico, è anche per lui una foto o un lavoro non è perfetto se non piace a lui.
Una foto deve avere la sua profondità, la sua luce, le ombre, deve essere tridimensionale…così era anche per Vermeer per i suoi dipinti!

Griet è una ragazza semplice, assennata, ingenua, ma come tutte le ragazze di quell’età, 16/17 anni, certi sguardi, certe attenzioni, fanno sobbalzare il cuore, fanno innamorare…
Griet prova qualcosa per il suo padrone, non sa se è veramente amore, ma sa che è qualcosa di sbagliato, forse anche lui prova la stessa cosa per Griet, complice l’amore per l’arte!

“…del tempo che passavamo io e lui lavorando fianco a fianco, e di come la sua presenza mi riscaldasse….Mi era difficile fissarlo negli occhi, aghi che mi penetravano nella pelle. La sua attenzione mi metteva a disagio.”

Ma Griet sa che non ci sarà mai posto per lei nella vita di Vermeer così accetta le attenzioni e il corteggiamento del giovane macellaio Pieter.

“Pieter era il mio rifugio, era colui che mi rammentava che c’era un altro mondo in cui avrei potuto un giorno andare a vivere.”

Un altro uomo la vorrebbe possedere, il mecenate Van Ruijven, uomo depravato, rivoltante, ricco, che crede che con il denaro può comprare tutto e tutti…vuole possedere Griet a tutti i costi, vuole il suo corpo, così chiede di farsi ritrarre per un dipinto con lei…ma Vermeer sa, forse per gelosia o per salvare la reputazione di Griet si rifiuta…allora Van Ruijven chiede un suo ritratto…

Attraverso Griet vedremo nascere questo dipinto, passo dopo passo, ci descriverà la pazienza per la preparazione del dipinto, attraverso i suoi occhi, come spettatori in prima fila, respireremo i profumi dei colori appena creati, ci farà percepire le sue paure, le sue ansie, le sue emozioni…i suoi occhi “grigi come il mare” puntati su di lei…lui e lei soli nell’atelier….

“Il quadro era diverso da tutti gli altri. C’ero solo io, a mezzo busto, senza tavolini o tende, finestre o piumini per la cipria ad ammorbidire o distrarre. Mi aveva dipinto con i miei grandi occhi, la luce che mi inondava il viso lasciandone però in ombra il lato sinistro. Ero vestita di azzurro, giallo e nocciola. La stoffa arrotolata intorno alla testa mi faceva apparire diversa, come la Griet di un’altra città, addirittura di un altro paese. Lo sfondo era nero e dava l’impressione ch’io fossi estremamente sola, sebbene i miei occhi fossero senza alcun dubbio puntati su qualcuno. Sembrava che stessi aspettando qualcosa, convinta però che non sarebbe mai accaduta.”

Vermeer non la dipinge come una serva o come una gran dama, con pellicce, gioielli e trucchi, lui la dipinge nella sua genuinità, nella sua innocenza, quell’innocenza che seduce, quelle labbra leggermente socchiuse che sembrano aspettare…forse un bacio…uno sguardo dolce, tenero…di una donna che guarda il suo innamorato…quel turbante colorato, realizzato con semplici stoffe giallo e blu, che racchiudono e nascondono i suoi capelli, la sua intimità…

Ma per Vermeer manca ancora qualcosa per essere perfetto, lei sa cosa ma lascerà che sia il suo signore a capirlo…ecco…manca un punto di luce…un orecchino di perla…

Ma una serva non può indossare perle!!!
Ma in quel dipinto Griet non è una serva…

Si sta preparando per gli ultimi ritocchi, lei è nella stanzino a sistemarsi i capelli sotto le stoffe, sente un rumore, si accorge che Vermeer è li che osserva i suoi capelli, nessuno doveva vederli…

“Ora che aveva visto i miei capelli, ora che mi aveva visto a testa scoperta, non sentivo di avere più niente di prezioso da nascondere e da tenere per me. Potevo essere più libera, non tanto con lui, ma con chiunque altro.”

Cosa ha una ragazza, una donna di così prezioso?
Lei quella sera decise di scoprire la sua intimità…la sua femminilità…non poteva con Vermeer così corre da Pieter…

“Gli presi la mano e lo condussi in un vicolo vicino. Poi tirai su la gonna e gli lascai fare tutto quello di cui aveva voglia. Aggrappandomi con le mani al collo, mi tenni ben ferma fin quando riuscì a penetrarmi e incominciò a spingere ritmicamente. Mi fece male, ma quando ripensai ai miei capelli sciolti sulle spalle dell’atelier, sentii anche del piacere.”

In quel momento Griet era con Pieter ma veramente con chi voleva essere?
E dove voleva essere?

Giorno del suo compleanno, 18 anni, il quadro è quasi ultimato manca solo l’orecchino di perla…

“Lui non toglieva la mano. La sue dita mi carezzavano il collo e passavano sulla mascella. Percorse tutto il lato del viso fino alla guancia, poi col pollice asciugò le lacrime che mi scendevano dagli occhi, quindi passò sul labbro inferiore. Io lo leccai e sentii un sapore di sale.”

Il quadro è terminato, è perfetto, ma Griet non lo vuole vedere subito, vuole essere sola, ma mentre lei porta a termine le pulizie della casa il quadro viene scoperto dalla moglie di Vermeer e Griet viene umiliata e cacciata da quella casa…

Ecco che umiliata, ma più donna, Griet corre non sa dove sta andando, arriva alla piazza centrale del mercato dove si trova la stella a 8 punte, 8 direzioni, 8 quartieri di Delft, li anni prima lasciò il quartiere dei protestanti per quello dei papisti…ma ora?

Quale direzione Griet sceglierà?
E’ il momento delle scelte, è il momento di crescere…la scelta della sua vita futura…

Quale sarà la scelta di Griet?
Seguirà il suo cuore o la sua ragione?
Verso il quartiere dei papista da Johannes Vermeer o verso il mercato della carne da Pieter?
Dall’uomo con gli occhi grigi come il mare o dal ragazzo con le mani sporche di sangue?

La vita prima o poi ci mette davanti a delle scelte, davanti ad un bivio…le scelte sono difficili ed a volte anche dolorose…l’amore non è semplice…ci sono amori che resteranno nascosti per sempre nei nostri cuori e amori che vivremo per tutta la vita…

Romanzo stupendo, la Chevalier, mi è piaciuto molto, lo stile e il linguaggio snello senza fronzoli, gli ambienti e i personaggi descritti in maniera veritiera, racconta con un ritmo lento ma non noioso, ti accompagna nella lettura, il suo modo di descrivere nel romanzo i vari dipinti e i colori di Vermeer, ci sembra di vederli li davanti a noi.
Sicuramente consiglio la lettura di questo libro a tutti, amanti o no dell’arte e della storia.

Tracy-Chevalier

Io sicuramente leggerò gli altri suoi romanzi.

La Chevalier è riuscita attraverso un personaggio immaginario, Griet, a far conoscere un pittore, Vermeer, la sua passione, il dipingere per vivere, vivere per l’arte…

Vermeer attraverso la sua arte ci vuole far capire di non fermarci al primo sguardo, ma di vedere o meglio di osservare con più attenzione quello che abbiamo davanti a noi, anche se ci sembra scontato, perché lo vediamo sempre, tutti i giorni, come ad esempio le nuvole…
Il bianco, il colore più neutro, che forse noi a volte non consideriamo neanche un colore, in realtà andando altro il nostro vedere scopriremo che in realtà è un insieme di tanti colori…giallo, verde, azzurro, rosso, indaco…
Quando piove e poi esce il sole, la luce attraversa quelle piccole goccioline di acqua ancora sospese nell’aria ed ecco che la luce per noi trasparente, senza un colore, diventa l’arcobaleno…

Niente è mai come sembra…

La sua pittura è come una fotografia, un attimo, pochi secondi, si imprimono sulla tela i ricordi, rimarranno per sempre li, ogni volta che vogliamo ricordare ci basterà vederli, saranno eterni…

La ragazza col turbante” o “La ragazza con l’orecchino di perla” è eterna…chiunque per secoli potrà ammirare questa fanciulla, questa giovane donna, e tutti si chiederanno chi è?
Che rapporto c’era tra lei e il pittore?

Per noi sarà Griet…

Il 12 dicembre 2003 esce nelle sale cinematografiche il film “La ragazza con l’orecchino di perla” del regista Peter Webber, come protagonisti Colin Firth, Vermeer, e Scarlett Johansson, Griet.

film
La ragazza con l’orecchino di perla

Giudizio finale:
5 libri
Casa editrice: Neri Pozza
Pagine: 236
Prezzo di copertina: € 9.90

 

 

Buona lettura….

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