Vita d’Autore: Julio Verne…viaggio nel futuro…

“Prof. Arronaux: Voi amate il mare, capitano? Nemo: Sì! L’amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre. Il suo respiro è puro e sano. È l’immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di un’esistenza soprannaturale e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l’infinito vivente, come ha detto uno dei vostri poeti. Infatti, professore, la natura vi si manifesta con i suoi tre regni: minerale, vegetale, animale.”
(Ventimila leghe sotto i mari)

Oggi in “Vita d’Autore”, in occasione del suo compleanno, Julio Verne
Sono cresciuta viaggiando con lui attraverso i suoi meravigliosi e futuristici romanzi.
Julio Verne è stato e sarà sempre un grande romanziere di libri per ragazzi.

Oggi i ragazzi preferiscono giocare con la play-station o con lo smartphone oggetti che non stimolano e non fanno viaggiare la mente anche se il viaggio è solo con la fantasia, ma chi ha la mia età e ha letto i libri di Julio Verne può sapere come è stato bello viaggiare in terre lontane, mondi strani, conoscere gli abissi e il mondo sotterraneo…

In realtà non scenderemmo mai in un vulcano per raggiungere il centro della terra o combattere contro una piovra gigante….ma con la fantasia tutto è possibile….

Ricordo che quando dovevo leggere un suo libro avevo un rifugio segreto, una piccola stanza ad uso deposito sul terrazzo del palazzo, li avevo il mio lettino da spiaggia dove sdraiarmi e se faceva freddo portavo con me una coperta e….sparivo per ore…in quel silenzio…io viaggiavo…

«Senza Verne, molto probabilmente non avremmo mai concepito l’idea di andare sulla Luna.»
(Ray Bradbury)

Julio Verne, grande romanziere, nasce l’8 febbraio 1828 a Nantes da Pierre Verne, avvocato, e Sophie Allotte, agiata borghese, primo di cinque fratelli, Pierre Paul nato nel 1829, Anna nata nel 1836, Mathilde nata nel 1839 e Marie, nata nel 1842.

A sei anni prende le sue prime lezioni dalla vedova di un capitano di lungo corso e a otto entra in seminario con suo fratello Paul.
Nel 1839, a soli 11 anni, mosso dallo spirito d’avventura, all’insaputa della famiglia, s’imbarca come mozzo su una nave in partenza per le Indie ma viene ripreso dal padre al primo scalo, dice di essere partito per portare una collana di corallo a sua cugina, di cui era innamorato, ma ai rimproveri del padre risponde che non viaggerà più se non in sogno.

Nel 1844 si iscrive al liceo di Nantes e dopo la maturità è avviato agli studi giuridici a Parigi, novembre 1848.
E’ l’epoca dei primi tentativi letterari di Verne: alcuni sonetti e una tragedia in versi di cui non è rimasta traccia, nasce la sua passione per il teatro.

Nel 1849 conosce Dumas padre che gli consente di rappresentare una commedia in versi nel suo teatro, è un buon esordio e riscuote i consensi della critica, non dimentica però il diritto e l’anno dopo si laurea.

Nel 1852 pubblica su una rivista il primo romanzo avventuroso, “Un viaggio in pallone”, e nello stesso anno diventa segretario di Edmond Sevestedel, direttore del Teatro Lirico, che gli permette di rappresentare nel 1853 un’operetta lirica.

Uno degli amici più cari di Julio Verne è Jacques Arago, famoso viaggiatore del secolo XIX, che gli raccontava le sue avventure e gli forniva un’accurata documentazione dei luoghi da lui visitati: da questi colloqui sono nati i primi racconti pubblicati sul giornale ‘Musée des Familles’.

Nel 1857 sposa Honorine Morel, vedova ventiseienne con due figli, e grazie all’appoggio del padre di lei entra in Borsa come socio di un agente di cambio.
Questo gli porta una tranquillità finanziaria che gli permette di intraprendere i primi viaggi: nel 1859 visita l’Inghilterra e la Scozia e due anni dopo la Scandinavia.

Siamo ormai agli inizi della vera carriera letteraria di Verne: nel 1862 presenta all’editore HetzelCinque settimane in pallone” e firma con lui un contratto ventennale, il romanzo diventa un best-seller e Verne può così abbandonare la Borsa.
Due anni dopo arriva “Viaggio al centro della terra” e nel 1865 “Dalla terra alla luna“.

Il successo è enorme: grandi e piccoli, ragazzi e adulti, tutti leggono i romanzi di Jules Verne che arriveranno nel corso della sua lunga carriera al considerevole numero di ottanta, molti dei quali tutt’oggi sono capolavori immortali, tra i più famosi citiamo: “Ventimila leghe sotto i mari” (1869), “Il giro del mondo in ottanta giorni” (1873), “L’isola misteriosa” (1874), “Michele Strogoff” (1876).

Dopo i suoi primi successi nel 1866 Verne affitta una casa in una cittadina sull’estuario della Somme, compra anche il suo primo battello e comincia a navigare nel canale della Manica e lungo la Senna, nel 1867 si imbarca per gli Stati Uniti col fratello Paul sul Great Eastern, grande battello a vapore adibito alla posa del cavo telefonico transatlantico, al ritorno inizierà a scrivere il capolavoro “Ventimila leghe sotto i mari”.
Nel 1870-71 partecipa alla guerra franco-prussiana come guardacoste, ma ciò non gli impedisce di scrivere: quando l’editore Hetzel riprenderà la sua attività avrà davanti a sé quattro nuovi libri.

Il periodo che va dal 1872 al 1889 è forse il migliore della sua vita e della sua carriera artistica: lo scrittore dà un grande ballo in maschera ad Amiens (1877) in cui il suo amico fotografo-astronauta Nadar, che gli servì da modello per la figura di Michael Ardan, esce dalla navicella di “Dalla terra alla luna” nel bel mezzo della festa; sempre in quest’epoca (1878) conosce Aristid Brinad, studente al liceo di Nantes.

Ormai ricchissimo per la fortuna dei suoi libri in tutto il mondo, Verne ha i mezzi per conoscere direttamente i luoghi che ha descritto per informazione indiretta o ricreati con la sua fantasia, compra uno yacht lussuoso, il Saint-Michel II, e viaggia a lungo nei mari del Nord, nel Mediterraneo, nelle isole dell’Atlantico.

Nel 1886 un giovane la cui identità è tuttora incerta (forse un nipote diseredato) tenta di ucciderlo con due colpi di rivoltella, lo scrittore cerca di mettere tutto a tacere, si solo che l’attentatore fu frettolosamente rinchiuso in un manicomio.

Dopo quest’incidente Jules Verne, rimasto ferito, si abbandona alla sedentarietà: si ritira definitivamente ad Amiens dove viene eletto consigliere municipale nelle liste radicali (1889).

Morirà ad Amiens il 24 Marzo 1905 all’età di 77 anni, ormai quasi cieco, sofferente di diabete e colpito da paralisi, è seppellito ad Amiens nel Cimitero della Maddalena.

Julio Verne con i suoi racconti ambientati nell’aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari, ispirò scienziati e applicazioni tecnologiche delle epoche successive.

Alcuni suoi romanzi sono stati pubblicati postumi, come, Parigi nel XX secolo, scritto nel 1863, venne però rifiutato dall’Editore Hetzel e dovrà attendere 130 anni per essere pubblicato, infatti nel 1989 un pronipote di Verne fece aprire una vecchia cassaforte di cui si erano perdute le chiavi, si scoprì così il manoscritto dell’opera, l’Editore Hachette lo ha pubblicato, poco convinto, nel 1994, in pochi giorni ne vennero vendute 200.000 copie.

Meticoloso nel lavoro di ricerca a tavolino, fra le sue molteplici attività letterarie e di viaggio Verne riuscì a trovare anche il tempo per completare un’opera geografica; raccolse inoltre dati scientifici sempre nel campo della geografia, della zoologia, della fisica, della chimica e della tecnologia: il suo indice a schede arrivò a comprendere più di ventimila voci, recentemente, nei depositi della Biblioteca municipale di Nantes è stato scoperto un inedito, composto da sei fogli autografi e datato 1869, parte di un’introduzione che Verne dedicava ai grandi esploratori della terra.

Appassionato di viaggi e di vicende esotiche, Verne è stato autore anche di una sorta di romanzo-verità, più che di una biografia, sulla figura di Cristoforo Colombo, il libro, intitolato semplicemente con il nome del grande navigatore, fu pubblicato nel 1882 sempre dall’editore Hetzel; Verne dipinse il navigatore genovese in maniera epica alla stregua di un valoroso (e anticipatore) Capitano Nemo; non rinunciò però ad una documentazione storico-scientifica assolutamente all’altezza della situazione.
Per ricostruire i quattro viaggi di Colombo alla scoperta dell’America poté usufruire della collaborazione di Gabriel Marcel, geografo della Biblioteca nazionale di Francia, che gli consentì di attingere dai documenti originali e dalle riproduzioni di lettere e dispacci dello stesso Colombo.

Curiosità:
Gli è stato dedicato il cratere Jules Verne sulla Luna.
Nel1995 un asteroide, 5231 Verne.
Il 2005, nella ricorrenza del centenario della sua morte, è stato dichiarato “anno Jules Verne”.

Il 21 luglio del 1969 l’uomo sbarcò sulla luna, io c’ero ma ero troppo piccola, solo pochi mesi…ma qualche anno dopo ho viaggiato su quel razzo e grazie a Verne sono arrivata fino alla Luna…

“Miei cari ascoltatori, a stare a sentire certi cervelli limitati (mai aggettivo è stato più adatto), l’umanità sarebbe rinchiusa in un cerchio di Popilio che mai essa riuscirebbe a superare, essendo condannata a vegetare su questo globo senza alcuna speranza di slanciarsi un giorno negli spazi planetari! Sciocchezze! Si andrà sulla Luna e poi sui pianeti e sulle stelle come oggi si va da Liverpool a New York, facilmente, rapidamente, sicuramente, e l’oceano atmosferico sarà tra breve attraversato come gli oceani terrestri. La distanza non è che una parola relativa, e finirà per essere ridotta a zero.”
(Dalla Terra alla Luna)

Grazie Verne….

 

«La Terra il Mare il Cielo l’Universo per te, con te, poeta dei prodigi, varcammo in sogno oltre la Scienza.»
(Guido Gozzano, nel suo sonetto “In morte di Giulio Verne” del 1905)

 

Buona lettura…

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